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L’inerzia del cambiamento

 L’inerzia del cambiamento

In fisica, il principio di inerzia indica la tendenza di un corpo a mantenere il proprio stato di quiete o di moto quando la risultante delle forze è nulla.

Possiamo utilizzare questo concetto di inerzia come metafora per indicare la tendenza umana a conservare una situazione conosciuta e/o stabilizzata.

Molte persone rimandano di continuo una decisione sul lavoro, un acquisto, un trasferimento, un progetto. Non sono soddisfatte della situazione in cui si trovano, ma ogni svolta sembra difficile, rischiosa o faticosa.

Questa tendenza può tradursi in procrastinazione, evitamento, indecisione o semplice immobilismo.

Diverse sono le cause che la generano.

Una delle più frequenti è la paura, soprattutto quella legata all'incertezza.

L'ignoto, il buio, la terra incognita spaventano.

Per gli antichi, le Colonne d'Ercole erano l'ultimo avamposto del mondo conosciuto: oltre quel limite cominciava il pericolo, il vuoto, il nulla. Per sentirsi al sicuro bisognava restare confinati nelle acque del Mediterraneo.

Tanto tempo è passato da allora, ma ancora oggi l'abitudine si presenta sotto le mentite spoglie della stabilità, del punto fermo; ci trasmette un'idea di sicurezza, di riparo dalle tempeste.

Tuttavia non sempre è la paura a generare la resistenza: a volte è la comodità, la volontà di restare adagiati in una situazione confortevole, dove tutto è sotto controllo.

La resistenza, spesso inconsapevole, può trovare diverse motivazioni (denaro, tempo, implicazioni, impegno) per mantenere lo status quo.

Un immobilismo persistente, non affrontando le paure che vorrebbe evitare, finisce paradossalmente per mantenerle intatte.  

Tuttavia ogni caso è a sé. A volte la paura parla la lingua della prudenza; ci fa riflettere su costi, rischi, responsabilità, legami, distacchi.       

"Che cosa sto evitando? – bisogna chiedersi - un rischio reale o l'ansia per l'incertezza?"

All'opposto, il cambiamento non è necessariamente una disavventura. Dove è presente una sofferenza ed esiste la possibilità di un cambiamento, questo può diventare necessario: offre nuove opportunità, attiva energie che provengono dal nuovo. Richiede però coraggio, impegno, fatica, perseveranza.

Un'altra delle paure legate al cambiamento è quella di fallire.  "La scelta che voglio fare sarà quella giusta?" ci si chiede, dimenticandosi che non esiste sempre una scelta perfetta: ogni opzione comporta vantaggi e svantaggi, conquiste e rinunce.  

Alcuni ingigantiscono le luci del cambiamento e restano poi delusi. Altri ne gonfiano le ombre e non decidono.

È necessario porsi una domanda: fino a che punto la resistenza è paura? fino a che punto è prudenza?

Movimento e stasi non vanno considerate due opposte scuole di pensiero.

A volte è bene andare, altre restare.

Non fare una scelta ci può far sentire più tranquilli oggi, non necessariamente più liberi domani.

Ma a volte anche restare, se è una scelta consapevole, è una direzione.

Dott. Raffaele Olivieri

Psicologo a Brescia
Laurea in Psicologia presso l'Università di Padova con 110/110
Iscrizione all'Albo degli Psicologi della Lombardiacon il n. 03/265
P.I. 04413260987

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