Dentro la psicologia

Ci sono parole della nostra lingua che sottintendono un giudizio morale.
Una di queste è egoismo.
Fino agli anni '80 il pensiero comune, condizionato dal cattolicesimo e dal principio di autorità, poggiava su inflessibili principi moralistici. Era l'epoca dei cosiddetti buoni sentimenti, ultime propaggini del sentimentalismo romantico. Parole come compassione, carità, commiserazione e pietà erano all'ordine del giorno. Le pagine dei romanzi (Dickens, De Amicis, Alcott, Malot, ecc.) pullulavano di poveri senzatetto e di struggenti orfanelli.
Occuparsi degli altri era un dovere.
"Bisogna essere buoni con il prossimo, – insegnavano ai ragazzi – compiere ogni giorno una buona azione", come se il prossimo fosse un esercito di bisognosi che invocava soccorso e compatimento.
Durante il dopoguerra le sofferenze e le privazioni generali rinforzarono ancor più la tendenza al mutuo soccorso.
Negli anni '80, con l'affievolirsi degli idealismi rivoluzionari (che predicavano la solidarietà) e col declino della cultura e del sacro, vi fu un improvviso cambiamento di rotta.
Una sorta di nuovo imperativo materiale cominciò a insediarsi nel pensiero comune.
Il benessere economico, gli status symbol, il modello di vita americano (gli yuppies e il machismo) spostarono rapidamente l'attenzione sul singolo.
Da allora in poi gli obiettivi dell'individuo (termine importato dal marketing) sono diventati primari, imprescindibili.
La crescente diffusione della psicologia ha contribuito a creare una nuova visione del mondo. Ora tutti lo sappiamo: per star bene con gli altri, bisogna star bene con se stessi. L'individuo è stato collocato al centro, in uno spazio ove i suoi bisogni/diritti di persona vengono accolti, compresi e valorizzati per il suo benessere mentale. L'auto-realizzazione, l'autonomia del soggetto (soprattutto per le donne impegnate nella propria emancipazione) e l'autostima sono diventate oggi dei principi assoluti. Il prendersi cura dell'altro è stato sostituito dal prendersi cura di sé stesso, secondo un'inversione di tendenza troppo improvvisa e radicale.
Conclusione: se fino agli anni '80 la frase "sei un egoista!" chiamava a raccolta le trombe del Giudizio Universale, oggi ha il sapore di una constatazione amichevole, non troppo colpevolizzante.
Il concetto di sano egoismo – sostenibile finché rivendica i diritti del singolo – viene scambiato talora per lecito menefreghismo nei confronti degli altri.
C'è un altro nuovo valore inoltre che sembra diffondersi. E' quello del rispetto, concetto ambiguo: da un lato garantisce la privacy e la tolleranza (io non ti invado e non ti critico), dall'altromette in atto un distacco relazionale (ti tengo a distanza).
Dove è finita l'umanità, la nostra socialità che affonda le radici nella nostra stessa natura?
E' più che mai necessario riflettere su questo preoccupante fenomeno e arginare quell'egoismo auto-centrato che ignora i bisogni dell'altro.
Non va dimenticato che il concetto di civiltà implica il superamento degli interessi personali per il bene comune. Le conquiste materiali, culturali, etiche e scientifiche della società sono state compiute non solo a vantaggio del singolo, ma dell'umanità intera.
Psicologo a
Brescia
Laurea in Psicologia presso l'Università di Padova con 110/110
Iscrizione all'Albo degli Psicologi della Lombardiacon il n. 03/265
P.I. 04413260987