Dentro la psicologia

C'è la rabbia dell'insoddisfazione, la rabbia della delusione, la rabbia dello sdegno e dell'offesa, la rabbia dello stress, la rabbia dell'accusa.
Tanti gli elementi che concorrono a creare accessi di collera: frustrazioni relazionali, lavorative, disadattive ecc. La pulsione aggressiva è uno degli istinti primordiali dell'essere umano che appartiene a maschi e femmine di ogni età, di ogni razza ed estrazione sociale. Si manifesta in situazioni in cui l'individuo, trascinato dall'impeto, perde il controllo delle proprie emozioni. Queste, non più filtrate dalla coscienza, si riversano direttamente nel comportamento.
La rabbia a volte è una reazione a un torto subito, a volte è il frutto di un rapporto conflittuale, altre volte ancora è un ricordo di sofferenza per antecedenti situazioni traumatiche. Anche quando è un grido di dolore, viene recepita dagli altri come un'aggressione. Pertanto è da contenere. Oggi, in una società altamente complessa e competitiva, la gestione della rabbia nella coppia, per la strada e nei luoghi di lavoro è una delle problematiche più scottanti, e i notiziari ne danno ampia risonanza. Se un tempo l'iracondia veniva compressa, oggi si libera senza freni, talvolta in nome di una presunta "sincerità".
Nel maschio la rabbia assume in genere connotazioni più vistose: voce alta, insulti, minacce, maltrattamenti che in situazioni estreme possono spingersi sino alla violenza fisica o al crimine. Nelle donne assume forme diverse: accuse, urla, pianto, atteggiamenti passivo-aggressivi.
Certuni allentano la loro tensione attraverso lo sfogo. Altri non dimenticano: i torti subiti lasciano segni che si radicano come tanti traumi, si infoltiscono lungo vie sotterranee e fanno crescere internamente dei rancori che riemergeranno in occasioni successive.
Come gestire la collera nel momento in cui comincia a salire? Innanzitutto è necessario focalizzarsi sull'ascolto corporeo e riuscire a riconoscerne i segnali: tachicardia, calore, respiro affannoso, tremore, ecc. (gli stessi dell'ansia).
Il secondo passo è allontanarsi dalla situazione, concedersi una pausa, compiere respirazioni diaframmatiche lente e profonde. Se si tratta di un diverbio con una persona, sarà opportuno successivamente, una volta allentatasi la tensione, ritornare sul casus belli, esprimere con calma la propria posizione e il proprio vissuto, senza incolpare l'altro.
Utilissime la scrittura, l'attività fisica, la pratica regolare di yoga, shiatsu, la meditazione, il rilassamento, la psicoterapia.
Dopo un attacco di rabbia, quindi, è necessario agire su due piani: con sé stessi e nella relazione con gli altri.
Con sé stessi sarà necessario capire l'origine del proprio vissuto e/o ridimensionare l'evento con lucidità e oggettività. Con gli altri sarà invece opportuno, per un salutare equilibrio della relazione, esprimere le proprie frustrazioni. Come? In modo diretto, calmo e non aggressivo, cercando di proporre soluzioni ai piccoli e grandi attriti che da sempre si creano nelle interazioni fra esseri umani.
Psicologo a
Brescia
Laurea in Psicologia presso l'Università di Padova con 110/110
Iscrizione all'Albo degli Psicologi della Lombardiacon il n. 03/265
P.I. 04413260987