Dentro la psicologia

Quando Freud ideò la psicoanalisi, fu egli stesso a definirla talking cure, cura parlata.
I fulcri di quella terapia, all'epoca, erano due: il flusso di coscienza del paziente e l'interpretazione del terapeuta. Il paziente, disteso sul lettino, era libero di esternare, rilassandosi, tutto ciò che gli passava per la mente. Questo serviva a far emergere eventuali contenuti inconsci che erano stati rimossi in quanto traumatici o socialmente inaccettabili.
E' risaputo che il pensiero umano non sempre procede seguendo una logica: è spesso condizionato dal ricordo e dall'emotività. Un pensiero ne suggerisce un altro e quest'altro un altro ancora, in una concatenazione di rimandi che attingono al pozzo della memoria. Il parlare a ruota libera introdotto dalla psicoanalisi riproduce quindi i tragitti mentali del paziente e fa emergere contenuti anche inconsci. Questi, nel momento in cui si fanno consci, diventano governabili.
Ma c'è dell'altro. Con la nuova cura il paziente venne posto nella condizione di parlare non più soltanto dei sintomi (come avviene in un ambulatorio), ma di esprimere al medico le proprie emozioni e i propri sentimenti.
Iniziava a delinearsi, in forma embrionale, quella che in futuro si sarebbe definita una relazione terapeutica: il rapporto medico/paziente.
Oggi le teorie e le pratiche cliniche si sono evolute molto in quella direzione. Tutte le diverse psicoterapie sottolineano la centralità dell'alleanza terapeutica (come in medicina), rapporto di collaborazione fondato su stima, fiducia ed empatia. Il paziente non vuole più essere semplicemente oggetto di studio, ma soggetto all'interno di una relazione. Libero di esprimere i propri pensieri senza timore di essere giudicato, deve sentirsi accolto da una persona che egli stima e dalla quale si sente stimato. Ma non è tutto. L'alleanza terapeutica non è un semplice requisito: costituisce di per sé il primo fattore di cura, il principio attivo di questo straordinario farmaco che prende il nome di psicoterapia. Le neuro-scienze affermano che l'empatia crea una sintonizzazione profonda che favorisce una guarigione basata su precisi meccanismi neuro-biologici (v. neuroni specchio). Ma c'è di più: il rapporto empatico che viene a crearsi fra queste due persone contiene molti elementi di una sana e autentica relazione umana.
Lo psicoterapeuta, che un tempo era un osservatore distaccato, è oggi una persona attenta e vicina che sente e condividele emozioni dell'altro, commenta, spiega, analizza, promuove cambiamenti. In altre parole accetta e favorisce un rapporto unico e irripetibile con un'altra persona unica e irripetibile, non etichettabile in tipologie cliniche. Il fine ultimo è aiutare il paziente a conoscere se stesso, a innalzare l'auto-stima, a capire il perché dei suoi movimenti psichici, a vincere le resistenze, modificare i punti di vista, uscire dagli schemi disfunzionali, ecc.
L'uso dell'intelligenza artificiale può certamente apportare contributi preziosi e illuminanti, ma una cosa è certa: mai potrà eguagliare la qualità di una relazione umana che si costruisce in presenza e all'interno di un percorso continuativo.
Psicologo a
Brescia
Laurea in Psicologia presso l'Università di Padova con 110/110
Iscrizione all'Albo degli Psicologi della Lombardiacon il n. 03/265
P.I. 04413260987